fabrizio.giachi@comune.castellanza.va.it  

Benvenuti nel mio sito personale

La Cultura costa, ma l'incultura costa molto di più  ( Federico Garcia Lorca)

 

 

Una riforma incostituzionale e razzista!

22/03/2012

In questi giorni si fa un gran parlare della riforma del mondo del lavoro ed in particolare dell'articolo 18, cioè di quell'articolo dello statuto dei lavoratori che di fatto impedisce il licenziamento di un lavoratore dipendente senza giusta causa. Viene definita dai principali operatori e dagli organi di informazione la riforma del “mercato del lavoro”. Già questa espressione dovrebbe farci sobbalzare, infatti ho sempre considerato il lavoro un valore fondamentale che viene anche citato nell'articolo 1 della nostra costituzione. L'idea che venga reso un “mercato” ovverosia oggetto di compravendita dovrebbe già farci comprendere che siamo sulla strada sbagliata.

Per mia formazione personale poi sono sempre stato liberista e quindi più attento alle esigenze del mercato e delle aziende. L'esagerazione, l'abuso, che nel corso degli anni è stato fatto dell'articolo 18 aveva maturato in me il convincimento che una sua modifica sarebbe stata auspicabile. Tuttavia dopo aver conosciuto personalmente la cattiveria, l'arroganza e l'impreparazione di certa classe imprenditoriale italiana ho profondamente mutato di opinione. Non si può dare uno strumento così importante a questa classe imprenditoriale che lo sfrutterebbe a piacimento per discriminare, usando il grimaldello della motivazione economica. Quale azienda poi non si trova oggi in difficoltà economiche o vive grazie al credito bancario?

Ma non è su questo aspetto che volevo porre la vostra attenzione. Avremo modo di verificare nelle prossime settimane se e quale tipo di modifiche andranno ad apportare all'articolo 18. Mi permetto invece di sottoporre alla vostra attenzione un aspetto, a parer mio fondamentale, che viene perlopiù taciuto dalla stampa e dalla classe politica: la profonda discriminazione che viene perpetrata tra lavoratori pubblici e privati. La riforma, qualunque sarà, non andrà infatti ad intaccare i diritti acquisiti dai dipendenti pubblici: medici, insegnanti, poliziotti, finanzieri, giudici, magistrati, dipendenti delle prefetture, questure, impiegati dei ministeri, guardie foresatali della Calabria etc.. etc...

Ma l'azienda che si trova oggi in maggiori difficoltà economiche, e che quindi dovrebbe essere la prima a licenziare non è proprio lo stato italiano?

Siamo arrivati ormai al paradosso: i dipendenti pubblici che già godevano di tutta una serie di privilegi, anche se timbrano il cartellino e poi vanno a fare la spesa, come abbiamo più volte visto fare in televisione, non potranno essere toccati, mentre chi lavora nelle fabbriche o nei centri commerciali sarà costretto a vivere “come sugli alberi le foglie” per dirla con Ungaretti, sottoposto agli stati umorali dei loro direttori o titolari.

Meno male che l'articolo 3 della costituzione recita testualmente:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

Tutti noi conosciamo l'articolo 3 della costituzione, ma rileggerlo in questa circostanza fa davvero riflettere, non è vero?  Riflettete bene: "La Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana"

Dunque una riforma che presenta, a parer mio, caratteristiche di incostituzionalità, ma c'è di più. Sappiamo tutti che, per tutta una serie di ragioni storiche ed economiche complesse, la gran parte degli impiegati pubblici è concentrata nelle regioni del centro sud. Le regioni del nord infatti si sono sempre strutturate con un sistema socio economico produttivo, manifatturiero, che di fatto ha sempre impiegato la gran parte dei lavoratori.

Se guardiamo la vicenda da questo punto di vista ecco che ci accorgiamo che la modifica dell'articolo 18, ripeto, quale che sia, assume oltrechè le caratteristiche di incostituzionalità che abbiamo visto prima, anche un' aspetto che potremmo tranquillamente definire razzista. Si tratta di un attacco forte, violento, contro i lavoratori del nord.  Questo, da uno come Monti che dice di essere di Varese, non ce lo saremmo mai aspettati.

Fabrizio Giachi

 

   
De